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Recensione “Uno Yogi, l’apprendista e il suo falco. Terra Deus Dominus: 1” di Marcello Aldo Iori.

Titolo: Uno Yogi, l’apprendista e il suo falco. Terra Deus Dominus: 1

Autore: Marcello Aldo Iori

Data di pubblicazione: 22/02/2019

Genere: Fantasy

Editore: Lettere Animate

Pagine: 210

Prezzo: Cartaceo €12,99; Ebook €3,99

Trama:

Hanno navigato i peggiori mari del mondo per un decennio, custodi di un segreto. Soli contro l’esteso oceano degli dei. Un giorno, però, Ananda, Alexander e il suo falco Horus intervengono in soccorso a una nave da rifornimento, attaccata duramente da una flotta di mercenari. La magia dei tre avventurieri mette in salvo i superstiti ma non è sufficiente per fermare il nemico. Approdati su una terra sconosciuta, si alleano con un popolo primitivo per organizzare il contrattacco. Decisi a salvare i tesori dell’isola e i suoi abitanti, Alexander e lo Yogi Ananda useranno il potere dell’alchimia per fronteggiare la dote infernale di un temuto pirata dei mari.

Recensione:

Questa per me è una recensione molto importante, essendo la mia prima collaborazione con una casa editrice, dunque inizio ringraziando Lettere Animate e l’autore, per aver creduto in me, soprattutto li ringrazio per la loro gentilezza e disponibilità.

Devo dire che ha notevolmente superato le mie aspettative. Il romanzo è un fantasy che tende al distopico, infatti ci mostra una realtà che pur essendo totalmente fantasy, ti proietta in un mondo che una volta era come lo conosciamo noi, detto Vecchio Mondo. In questo volume, il primo della saga, essendo il quello di apertura, ci viene spiegato tutto ciò che riguarda questo mondo. La storia è ambientata nel Nuovo Mondo, posto dopo l’arrivo di Dei, che hanno sottomesso le popolazioni terrestri e hanno portato esseri “alieni”, simili agli animali del nostro mondo ma con caratteristiche differenti e tendenzialmente più forti. Dall’Unione delle razze aliene e gli umani anche la popolazione ha subito dei cambiamenti, infatti alcuni essere umani sono dotati di poteri, e raramente capita che nasca un uomo o una donna che possiede un Marchio. In alcuni casi, chi lo possiede viene chiamato Marchiato e il suo potere è pari a quello di un Dio. Il nostro Alex è un Marchiato, ma ancora debole. Con lui c’è il vecchio Ananda Coolie, uno Yogi, che ha preso il giovane Alexander sotto la sua ala protettiva e gli insegna a usare il potere dell’alchimia. A completare la squadra a bordo della Dafne c’è Horus, un falco con cui Alex ha un rapporto speciale. Un giorno, mentre navigavano nelle Marianne si imbattono in una nave dei cosiddetti Alleati, uomini a volte dotati di Potere che cercano di liberare la terra dai Dominatori e una nave di Pirati. Salveranno i superstiti e da lì inizierà l’avventura. Alex incontrerà Kaeda, un’alleata testarda, abile nel combattimento, che voleva a tutti i costi convincerlo ad unirsi a loro. Tra i combattimenti e racconti del passato, che fanno capire diverse decisioni di Alex, mi sono immersa nella storia. Lo stile dell’autore mi ha conquistata fin da subito, scorrevole ed elegante, mi ha rapito. La storia è intensa e fa riflettere molto. Mi è piaciuto dall’inizio alla fine e penso che sia adatto a tutti quelli che, come me, sono amanti del genere.

Valutazione: 5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Mini recensione “Red. Always Red” di Isabelle Ronin.

Always red. Chasing Red. Vol. 2
Titolo: Red. Always Red. Vol. 2
Autrice: Isabelle Ronin
Data di pubblicazione: 03/07/2018
Genere: Narrativa Rosa
Editore: Mondadori
Collana: Chrysalide
Pagine: 264
Prezzo: € 17,90 Rilegato; € 8,99 Ebook

Trama:

“Per Red la vita è stata sempre in salita. Tutto quello che ha se l’è dovuto sudare. E per riuscirci ha dovuto essere molto più forte della maggior parte delle persone. Perché, alla fine, non ha mai potuto contare sull’aiuto di nessuno. E ha imparato in fretta che spesso la gente è egoista. Vuole sempre qualcosa da te e una volta che l’ha ottenuta sparisce. Per questo si è rintanata dietro a un muro impenetrabile, che nessuno è mai riuscito a scavalcare: se diventi irraggiungibile, niente e nessuno può ferirti. Poi però è arrivato Caleb e tutte le sue convinzioni sono state spazzate via. Lui le ha insegnato cosa vuol dire amare ed essere amata. Le ha fatto capire cosa sia la tenerezza, cosa significhi essere desiderata, bramare di essere toccata, baciata. Ma quando sei “”una ragazza dal cuore spezzato che possiede solo una valigia piena di storie tristi””, non è facile lasciarsi andare completamente fino a mostrarsi vulnerabile. Così Red, senza quasi rendersene conto, più sente Caleb farsi strada attraverso le crepe del suo muro di diffidenza, più si ritrae, spaventata e incapace di fidarsi completamente di lui. Ma quando si permette al dolore e all’orgoglio di avere la meglio, il rischio è di perdersi e di perdere l’unica possibilità di essere davvero felici, soprattutto se vicino hai chi non aspetta altro per portarti via colui che potrebbe regalartela, la felicità.”

Recensione:

In questo secondo ed ultimo volume, la storia inizia per come l’avevamo lasciata, Veronica a casa da Kara, Caleb ad affrontare il manicomio che quella serpe di Beatrice-Rose gli ha combinato, rovinandogli la vita perfetta che finalmente era riuscito a costruirsi ed insomma, anche la famiglia che lui e Red si stavano costruendo. Due cuori a pezzi, un malinteso. Riusciranno a mettere le cose a posto? E soprattutto, Beatrice-Rose è realmente fuori gioco o no? Beh, in questo volume, si aggiunge un pizzico di mistero perché i protagonisti sono alle prese con una vera e propria matta. Devo dire che questo secondo volume come storia mi è piaciuto anche di più del primo ma il finale non mi ha soddisfatto. Si vanno aggiungendo nuovi personaggi e quelli che già erano presenti combinano manicomi qua e la ma soprattutto c’è un’evoluzione tra Caleb e Veronica, come se alla fine si unissero a divenatare una sola persona, non so se mi spiego. Ci saranno parti tenere o per lo meno flashback, ma non vi faro spoiler! la nota che in questo volume mi è piaciuta di più è quella mistery che nel primo non era presente.

Giudizio globale:

4,5/5 stelle. 
Un rosa meravigliosa, con un pizzico di mistero e ironico fino alla fine.
Avrei messo le 5 stelle se non fosse stato che mi immaginavo un finale più articolato.

Recensione di “Red. Chasing Red” di Isabelle Ronin.

Red. Chasing Red. Vol. 1
Titolo: Red 1
Autrice: Isabelle Ronin
Data di pubblicazione: 05/06/2018
Genere: Narrativa Rosa
Editore: Mondadori
Collana: Chrysalide
Pagine: 288
Prezzo: € 17,90 Rilegato; € 8,99 EbookT

Trama:

Una discoteca. Una serata folle. Un vestito rosso fuoco. Uno scambio di sguardi. Questione di attimi. Attimi in cui tutto, all’improvviso, cambia. Così inizia la storia di Caleb e Veronica. Lei, ventun anni, è sola al mondo e per un tragico gioco del destino si ritrova contemporaneamente senza soldi e senza casa. Disperata, decide di affogare tutta la tristezza in un’ultima notte di sfrenato divertimento. Non immagina certo che di lì a poco incontrerà un ragazzo bellissimo che le offrirà la possibilità di risollevarsi e allo stesso tempo le stravolgerà l’esistenza. Lui, fino a quella notte, pensava di avere già tutto quello che un ventenne può desiderare. Ricco, adorato da tutti, un futuro brillante davanti a sé. Ma non appena posa lo sguardo su “Red”, la ragazza dal vestito rosso fuoco, per la prima volta nella sua vita sente di desiderare qualcosa, o meglio qualcuno, con tutto se stesso. Senza pensarci due volte, si offre di aiutarla e le propone di trasferirsi a casa sua. E la ragazza, pur riluttante, accetta. Fidarsi delle persone non è facile per lei. Troppe volte è stata delusa e ferita. Ma quel ragazzo sembra diverso. È come il sole, caldo e luminoso, ed è difficile non desiderare stargli vicino. Inizia così la loro convivenza, tra i tentativi di Veronica di tenere lontano il ragazzo che l’ha condotta fuori dalle tenebre e quelli di Caleb di scalfire l’armatura che lei si è costruita negli anni per proteggersi. Perché di una cosa è certo: vuole fare parte del mondo di Red, vuole conoscere tutti i segreti nascosti dietro ai suoi occhi da gatta e trasformare il fuoco

Recensione:

Ho iniziato a leggere questo libro con poche aspettative, me lo aveva regalato una persona a me molto cara che lo aveva già letto e così non potevo di certo rifiutare. Non si può capire quanto mi ero sbagliata. Caleb poteva sembrare un playboy, ma non lo è. È uno che non voleva legarsi a nessuno, anche a causa di diverse vicende che ha vissuto. E’ stato cresciuto dal fratello siccome sua madre essendo una grande imprenditrice stava sempre fuori ed il padre non si voleva occupare di lui e lo mollava ovunque. Veronica è stata adottata, è cresciuta in una famiglia molto povera e suo padre dopo aver perso il lavoro, quando lei era piccola, diventa un pazzo manesco. Si incontreranno in una discoteca, e lui sarà quel principe che vede il lei un luce che non si sa spiegare, sentirà che lei è diversa da chiunque altro e questo lo spingerà ad accoglierla in casa sua senza neanche saperne il nome. Caleb è dolce e premuroso e le farà scoprire cosa significa essere amati. E’ un libro che parla di tematica importanti, come la violenza nell’ambito della famiglia, la noncuranza dei figli da parte di alcuni genitori e di come queste situazioni rimangano impresse a vita su queste persone. Mi è piaciuto il fatto che l’autrice ha saputo parlare di tematiche così forti senza appesantire la lettura, ci presenta semplicemente queste realtà, ce le fa comprendere e ci fa capire che cosa scaturiscono in chi le subisce lasciando il ruolo del tema principale alla relazione tra Caleb e Veronica. Quest’ultima, anche grazie a Caleb, impererà a fidarsi degli altri e ad aprirsi con loro, facendo amicizia con Kara e Beth che diventeranno le sue migliori amiche e confidenti. Ovviamente, l’imprevisto è dietro l’angolo. Leggendo questo libro ho riso tantissimo, ho capito Veronica, ho ammirato Caleb ma essenzialmente ho amato la storia. Se dovessi descriverla con un solo aggettivo penso che sceglierei travolgente. Perché mi ha letteralmente travolto. Mi sono immersa nella storia e ho provato l’emozioni dei personaggi. Lo stile è scorrevole, semplice e intenso. Il passato dei personaggi rende il percorso della storia coerente perché vi si nota sempre un atteggiamento da parte di quest’ultimi che è derivato dai loro trascorsi.

Giudizio globale:

Un libro bellissimo che tratta tematiche forti senza appesantire la lettura, non ci sono i 
soliti cliché ed è semplicemente unico, corposo, appassionante e coinvolgente.

5 stelle.

Recensione di “Spiacente, non sei il mio tipo” di Anna Zarlenga.

Volete un romance fuori dagli schemi, nuovo, che vi faccia riflettere mentre vi rilassate, che vi faccia ridere e che vi faccia innamorare? Volete un libro che non sia visto e rivisto e che sa di reale? Se la risposta è si, questo è il libro che fa per voi.

Titolo: Spiacente, non sei il mio tipo
Autrice: Anna Zarlenga
Data di pubblicazione: 14/03/2019
Genere: Narrativa Rosa
Editore: Newton Compton Editore
Collana: Anagramma
Pagine: 352
Prezzo: € 10,00 Rilegato; € 0,99 Ebook

Trama:

Sara e Teo non potrebbero essere più diversi. Lei è assistente universitaria, lui è un figlio di papà che presto o tardi erediterà una casa di produzione televisiva. Lei è bassina, poco appariscente e timida, lui è il classico playboy sbruffone. In sostanza, non hanno nulla in comune. Eppure, quando si incontrano per la prima volta a un matrimonio, tra loro scatta qualcosa. Nonostante non si sopportino, infatti, si trovano a condividere un’avversione assoluta verso i matrimoni. E allora, un po’ per sfida e un po’ per gioco, si scambiano un bacio, al quale nessuno dei due dà peso: sono perfettamente consapevoli di non piacersi e che non si incontreranno mai più. Ma i piani del destino sono ben altri… Dopo una vita passata a spendere soldi, infatti, Teo è costretto dal padre a iscriversi all’università per avere la possibilità di lavorare nell’azienda di famiglia. E si dà il caso che la sua nuova docente sia proprio l’insopportabile ragazza conosciuta pochi giorni prima…

Recensione:

Era da tanto tempo che non leggevo qualcosa di nuovo. Questo libro è come una boccata d’aria fresca per il genere e inizio a pensare che la Newton Compton ne sia davvero specializzata. E’ una storia d’amore senza romanticismo, lei non è Miss Italia, lui è Mr. Playboy per eccellenza, scansafatiche, figlio di papà, insomma un buono a nulla. L’unica cosa che li accomuna è l’odio profondo per i matrimoni, proprio dove si incontrano e proprio dove Teo lanciando un confetto in direzione degli sposi, colpisce gli occhiali di Sara rompendoglieli. Lui non si scusa, anzi è piuttosto scortese e per quanto prova a negarlo, infondo sa che gli piace. Mi ha divertito vedere come Teo insegui Sara credendo che lo stia facendo solo perché lo ha rifiutato. Mi ha fatto ridere vedere come due opposti come loro si attraggano e mi è piaciuto tantissimo come questa storia mi sembri reale, perché non è assurda e non è perfetta. Non c’è il principe azzurro che cerca Cenerentola per ridarle la scarpetta. Non c’è questo gentiluomo che salva la principessa e non c’è il bad boy ma un ragazzo che credeva di avere tutto e nascondeva la sua insicurezza con una grande sfacciataggine che poi si accorge che era povero di sentimenti e povero di tutte quelle cose che nella vita contano realmente, ovvero qualcuno che sia sempre al nostro fianco per aiutarci a rialzarci, qualcuno che ci renda più forti di prima. I personaggi vengono caratterizzati molto bene e all’interno del libro si vede una crescente maturazione da parte di entrambi e un’affermazione d’identità da parte di Teo. E’ un libro bello perché è curato sotto tanti punti di vista, fa riflettere tra una risata e un’altra, la relazione tra i due è imperfetta ed è proprio questo che la rende reale perché la perfezione sarà anche bella ma non esiste, soprattutto in queste cose.

Giudizio globale:

5 stelle meritatissime. Lo leggerò di nuovo perché è semplicemente meraviglioso!

Recensione del film “The Perfect Date”

Un film geniale che parla di una tematica importante nella vita adolescenziale con ironia e semplicità.

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Buongiorno cari lettori,

oggi vi parlo del nuovissimo film di Netflix che ha per protagonista il bellissimo Noah Centineo. Brooks Rattigan è un ragazzo di 18 anni, figlio di uno scrittore andato in rovina dopo che la moglie lo ha lasciato rifacendosi una famiglia con un’altro uomo. E’ un ragazzo con un grande problema, non sa chi è. Molto spesso capita che a causa dell’assenza di un genitore, in questo caso due perché il padre anche se sono passati parecchi anni non è ancora riuscito a riprendersi, i ragazzi non riescono a capire chi sono perché non hanno avuto modelli da seguire, quindi possiamo definirlo un ragazzo senza personalità. E’ il bravo ragazzo della scuola che studia e non va alle feste e il suo migliore amico si chiama Murph ed è un genio del computer. Un giorno, un suo compagno di scuola, entrando nella paninoteca in cui lavora, stava parlando ad un suo amico del fatto che quella sera avrebbe dovuto accompagnare la cugina al ballo della sua scuola e che suo zio lo avrebbe pure pagato, ma lui non voleva perché aveva altro da fare… Così Brooks si propone per farlo lui in cambio dei soldi e della macchina nuova del compagno per quella notte. La ragazza si chiama Celia ed è fuori dal comune, ricca ma non snob, dura e con un sarcasmo un po’ tagliente, sarà proprio lei che per sbaglio gli suggerirà di creare un app per ordinare “un amico in affitto”. Brooks farà ideare l’app a Murph che aggiungerà addirittura delle modalità in cui lui dovrà interpretare il personaggio che la gente commissiona in cambio di soldi, che userà per pagare Yale.

Cosa ne penso?

Penso che sia geniale. E’ un film dove si inquadra perfettamente la figura del ragazzo senza personalità sotto un’ironia costante. Fa capire tante cose, anche quanto a volte desideriamo così tanto essere qualcuno che non siamo ma poi quando riusciamo ad esserlo non ci sentiamo felici perché in fondo non siamo noi. Con l’app si vede proprio quanto Brooks sia una mina vagante. Mi ha fatto fare una marea di risate e mi ha fatto anche riflettere molto. Lo trovo geniale perché riesce a trasmettere un messaggio importante per noi adolescenti senza rendere cupa l’atmosfera e ironizzando un po’ tutto. Qui Brooks scoprirà anche cosa significa amare, quanto vale l’amicizia, cosa vuole e soprattutto chi è. Ε’ un film adatto a tutti, a grandi e a piccini.

Voto: 5 stelle!

Recensione di “A un metro da te”.

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Buongiorno a tutti cari lettori,

oggi vi parlo di un film che è recentemente uscito nelle sale dei cinema italiani: A un metro da te!

Inizio col dire che in genere non amo i film drammatici anche se a volte non mi dispiace vederli. Come mai ho deciso di vederlo? Una mia amica ha una sorta di cotta per il bellissimo Cole Sprouse. Eh si, devo ammettere che solo il fatto che c’era lui mi ha incuriosito a tal punto che ho deciso di andarci.

Abbiamo come protagonisti due ragazzi, Will e Stella, entrambi malati di fibrosi cistica, una malattia genetica mortale che porta alla secrezione di muco molto denso e viscido e quindi poco scorrevole. In parole povere, la gente che ha questa malattia affoga nel proprio muco. Lui è un ragazzo “ribelle” che non vuole ascoltare le dritte dei medici nell’attesa dell’arrivo di nuovi polmoni, dotato di un forte umorismo. Lei è una maniaca del controllo, molto premurosa e soprattutto parla agli altri della sua vita, tendenzialmente passata negli ospedali con le infermiere su YouTube. La relazione tra i due è impossibile, perché non possono stare vicini, massimo a due metri di distanza, altrimenti si scambierebbero i batteri e ciò li condannerebbe a morte. Un giorno, Stella decide che la fibrosi cistica le ha già portato via tanto e che ora è arrivato il momento che sia lei a prendersi qualcosa, un metro. Dunque rimarrà solo un metro a separarla dal ragazzo che ama e che l’ha fatta uscire fuori dai suoi schemi. 

Cosa ne penso?

Beh, il film mi ha fatto conoscere questa malattia di cui non avevo mai sentito parlare e il film di per sé fa capire che tralasciando i vari problemi che causa, queste persone stando negli ospedali vivono praticamente insieme ma non possono relazionarsi perché sarebbe controproducente. I due attori sono stati bravissimi perché la loro relazione basata sugli sguardi è stata profondamente avvertita da chi guardava il film proprio grazie alla loro bravura, infatti non si toccano mai ma il legame che li unisce si avverte. Io ho visto con entusiasmo la prima parte, poi però il film è diventato troppo teso e anche se non ho pianto (non sono un mostro insensibile ma non piango per i film ma solo nella vita reale) sono stata in tensione per tutto il resto del film. Si, è una realtà abbastanza drastica, dove ogni secondo potrebbe essere l’ultimo, è una storia che sa di reale e anche per questo l’ho apprezzata, ma la tensione che mi ha messo in alcune scene mi ha portato a pensare che siccome è pur sempre un film bisognava alleggerire l’atmosfera. Perché? E’ un film drammatico, è normale che sia così. Dal mio punto di vista, un film è finalizzato anche ad essere rivisto più volte, io non lo riguarderei, MA NON PERCHÉ NON MI È PIACIUTO ma perché secondo me il pilastro fondamentale del film era proprio la malattia stessa e quindi la relazione tra i due, che nel trailer sembrava aver uguale importanza, passa in secondo piano. Vi faccio un esempio, l’anno scorso ho visto Il sole a mezzanotte, un film drammatico che mi è piaciuto un sacco e ho rivisto più volte perché diventa drammatico verso la fine, dunque fa conoscere la malattia ma non mette ansia, perché il tema principale è la relazione tra i due, quindi appassiona. Penso che “A un metro da te” sia da guardare almeno una volta perché è giusto conoscere queste realtà e tutti noi dovremmo cercare di aiutare queste persone nel nostro piccolo. E poi, vogliamo parlare del finale? Ma quale? Quello che non c’è stato? Se qualcuno mi chiede “Che fine hanno fatto Will e Stella?” io posso rispondere solo che non hanno fatto una fine, oppure il finale è un po’ in stile liberty, del tipo “immaginatelo da solo“.

Positive:

  • Veniamo a conoscenza di questa realtà (fibrosi cistica);
  • Relazione fatta di sguardi (molto apprezzata);
  • Ironia di Will e Stella (apprezzata anche questa);
  • Cole Sprouse 😂😏.

Negative:

  • Nella seconda metà è molto teso;
  • Finale inesistente;
  • Relazione troppo in secondo piano.

Giudizio globale:

4/5 stelle.

Gli metto 4 stelle perché il film ha fatto il suo dovere, cioè informarci sulla malattia, non metto anche la quinta stella perché non mi è piaciuto il finale. Per quanto mi riguarda, io vedo un testo senza un punto alla fine. Mi è piaciuto ma potevano fare di meglio, come per esempio aggiungere personaggi adulti, come i genitori che nel film si vedono solo una volta, renderli quindi più partecipi in modo tale da coinvolgere anche i grandi. Non lo consiglio ai più piccoli essendo che in alcune parti è stato pesante anche per me.

Recensione di “Miss Billy” di Eleanor H. Porter

Titolo: Miss BillyAutrice: Eleanor H. PorterTraduttrice: Federica FranceschelliPagine: 310Anno di pubblicazione in lingua originale: 1911Anno di pubblicazione in italiano: 2019Casa Editrice: Cigno NeroCollana: Gli indimenticabiliGenere: Narrativa classica, Romanzo rosaPrezzo: Cartaceo €14,90 ; Kindle €3,99Valutazione: 5 stelle 
Trama

William Henshaw ha quarant’anni, è vedovo e vive in una grande villa insieme ai suoi fratelli minori, entrambi scapoli impenitenti: il gelido e sarcastico Cyril, pianista di fama internazionale, e Bertram, scapestrato pittore ribelle. 
La loro vita scorre tranquilla e appagante, finché William non riceve una lettera: Billy, il figlio mai conosciuto di un caro amico d’infanzia, è rimasto orfano. Ha bisogno di un posto dove stare e di una famiglia, e l’unica persona a cui può rivolgersi è proprio William, l’uomo al quale deve il suo nome.
William Henshaw non può rifiutare una così accorata e straziante richiesta d’aiuto, soprattutto se arriva dal figlio del suo caro amico ormai morto, di cui non però non ricorda neppure l’esistenza. Non resta allora che avvertire Cyril e Bertram e preparare le stanze per l’arrivo di Billy. 
C’è solo un piccolo problema: nessuno di loro ha ancora capito che Billy, in realtà, è una ragazza. 

«Chi non avrebbe pensato che fosse un ragazzo?» s’intromise Cyril. «Si chiama Billy! Riesci a dirmi per quale motivo un uomo sano di mente chiamerebbe una ragazza Billy?»

Recensione

Ho deciso di acquistare Miss Billy nell’esatto momento in cui i miei occhi si ci sono posati sopra. Dal punto di vista estetico, come potrete ben vedere, è a dir poco stupendo e dunque faccio i miei complimenti alla Cigno Nero che ha saputo valorizzare il romanzo strepitosamente.

Devo dire che mi è piaciuto tantissimo e che ha superato le mie aspettative. Attualmente non sono una patita dei classici, siccome molto spesso abbiano note drammatiche sebbene siano molto significative. Il romanzo ha tutto fuorché note drammatiche e di note se ne parla parecchio, tra l’altro lo stile semplice e scorrevole ha reso la lettura molto rilassante ma pur sempre intensa. In Miss Billy ho visto qualcosa di diverso, seppur orfana non si abbatteva per la sciagura che aveva vissuto ma anzi cercava di andare avanti con intraprendenza e sorridendo al mondo. Tra le pagine vi si coglie l’ironia “pulita”, ossia quella non volgare, che non lancia allusioni ma che fa ridere di gusto, tipica dei classici. Il malinteso iniziale sul fatto che il nome lasciava intendere che la Billy in questione fosse un maschio fa si che i fratelli siano colti dalla sprovvista. I tre fratelli, infatti, ognuno con il suo modo di essere, si ritrova a dover accettare l’idea che una ragazzina disturbi la quiete a cui sono abituati. C’è chi lo accetta senza problemi e chi invece non è vuole proprio sapere. La bellezza della nostra Billy, seppur esteriore, si vede anche qui, perché nella sua breve permanenza riesce a instaurare rapporti profondi con ognuno di loro ma comunque diversi. Riesce a legarsi a Cyril grazie alla loro condivisa passione per la musica, a Bertram facendogli provare emozioni fino ad allora sconosciute ed infine a William che la vede come quel figlio che non ha avuto la possibilità di crescere. Insomma, riesce a entrare nel cuore di tutti e a causa di un malinteso causato da Kate, sorella degli Henshaw, se ne andrà da quella che ormai è divenuta casa sua, lasciando un vuoto nei tre fratelli che cercheranno invano di riportarla a casa. Ma come ben sappiamo, le storie ci riservano sempre un finale inaspettato capace di far battere qualsiasi cuore. Ebbene, come finisce la storia della nostra Miss Billy? Vi invito a leggerlo, e sappiate che il lieto fine è proprio dietro l’angolo.

Recensione di “Ho sposato un maschilista” di Joanne Bonny.

Titolo: Ho sposato un maschilista



Autrice: Jeanne Bonny



Data di pubblicazione: 3 gennaio 2019



Genere: Narrativa rosa



Editore: Newton Compton



Collana: Anagramma



Pagine: 510



Prezzo: Cartaceo €10,00 ; eBook €1,99
Trama

Dopo essersi vista negare ingiustamente la meritata promozione, la giornalista Emma Fontana decide di fondare una rivista per donne, «Revolution». Ma proprio quando sta per essere eletta femminista dell’anno, Emma scopre che i suoi migliori amici l’hanno iscritta al reality show Chi vuol sposare un milionario? Per dieci giorni il giovane e ricchissimo Marco Bernardi ospiterà venti ragazze nella sua villa e sceglierà tra loro la sua fidanzata. All’inizio Emma è furiosa solo all’idea di dover competere per sedurre un maschilista fatto e finito, e parte per Como con l’obiettivo di approfittare della ghiotta occasione per screditare lo show. La sua missione si rivela però più ardua del previsto, a causa delle prove imbarazzanti, dell’atteggiamento sessista di Marco e delle concorrenti pronte a tutto pur di diventare la futura signora Bernardi. A complicare le cose ci si mette anche il fratello maggiore di Marco, Leonardo, tanto affascinante quanto sospettoso delle reali intenzioni di Emma. Mentre i suoi sentimenti nei confronti dei fratelli Bernardi si fanno ogni giorno più intricati, Emma si troverà a mettere in discussione certezze e pregiudizi: e se in fondo fosse lei stessa la sua avversaria più pericolosa?

Estratto

<<Ah, ti ho beccata!>>. Marco punta un dito contro la sottoscritta, trionfante. <<Ecco la vera Emma! Una nazifemminista che mi disprezza e probabilmente disprezza l’intero genere maschile>>. Mi mordo le labbra, pentendomi troppo tardi delle parola che ho pronunciato. Ecco, mi sono fregata da sola. Questa sera avrei dovuto conquistare Marco e invece mi farò sbattere fuori dal programma. Me ne rimango seduta sul pavimento, mentre Gaia e Luigi riprendono la scena senza fiatare. <<Hai recitato fin dall’inizio, vero?>>, continua Marco. <<Credevi che non me ne fossi accorto? Be’, ho una notizia per te: ho recitato anch’io!>>. <<Tu…cosa?>> <<Pensavi di essere l’unica ad aver messo in piedi una sceneggiatura e invece anch’io mi sono preso gioco di te fin dal primo giorno>>. Cavoli. Come avrà fatto a scoprire le mie vere intenzioni? Forse mi ha collegato in qualche modo alla Grande Sorella e ha fatto due più due. <<Quindi?>>. Mi rialzo in piedi e lo affronto, anche se lo sguardo truce è solo di facciata. Dentro di me riesco solo a pensare al reportage andato in fumo e al fatto che non potrò più vendicare Veronica. <<Quindi, ora che non sei più posseduta da quella patetica gattamorta e sei tornata in te, possiamo andare>>. <<Torniamo a Villa Gioia?>>, <<No. L’appuntamento dura ancora un’ora e io ho una fame da lupi. Andiamo a mangiare del cibo vero. E a fare due chiacchiere>>. <<Stai dicendo…>>, <<Sto dicendo che voglio portare fuori a cena la vera Emma>>.

Discorso di Marguerite Yourcenar presente nel romanzo

C’è un femminismo estremista che non amo. Soprattutto per due suoi aspetti. Il primo: l’ostilità verso l’uomo. Mi sembra che nel mondo ci sia già troppo ostilità bianchi e neri, destra e sinistra, cristiani e non cristiani, cattolici e protestanti che non c’è bisogno di creare un altro ghetto. Il secondo: il fatto che sia un progresso per la donna moderna mettersi nella stessa condizione dell’uomo moderno il manager che fa affari, il finanziere, il politico senza vedere il lato assurdo e anche inutile di queste attività.

Recensione

Inizialmente quello che mi ha attirato è stata la copertina. Non che la trama non sia interessante ma in fatto di narrativa rosa moderna ho sempre avuto un’alta percentuale di libri che non terminavo finendo nello scaffale “dei dimenticati”. Avevo paura che fosse l’ennesimo acquisto non andato a buon fine ma l’ho iniziato lo stesso, sperando che la mia intuizione fosse giusta e non ascoltando il detto “non giudicare un libro dalla copertina” perché in senso metaforico avrà pur ragione ma se passiamo al concreto, non tanto. Dunque, inizio il libro lunedì e lo finisco martedì. Non perché sia corto perché non lo è affatto ma semplicemente perché è un libro che crea dipendenza. Partiamo da Emma Fontana, giornalista che ama il suo lavoro e che in esso da tutta se stessa, che riesce grazie alla sua forza di donna determinata a non sottostare ai soprusi di uomini che hanno l’idea della donna “adatta alla casa e non al lavoro” ad affermarsi nel mondo del giornalismo grazie alla sua rivista femminista “Revolution”. Poi abbiamo il bel Marco Bernardi, con la nome di sciupa femmine maschilista. Due personaggi cosi diversi ma che leggendo la storia scopriremo estremamente affini che si ritrovano proprio in un reality, tra sfide imbarazzanti e ragazze false impareranno a conoscersi, a capirsi e alla fine ad amarsi. Il fatto è che è proprio qui che il detto “non giudicare un libro dalla copertina” ha il suo perché, siccome il nostro Marco non è quel che sembra. Riuscirà la nostra Emma ha ricredersi sui suoi ideali femministi? Saprà vedere Marco semplicemente per quello che è, senza quella maschera che ha deciso di indossare dopo la morte della madre? Nel frattempo sarà confusa da Leonardo, che personalmente non è un personaggio che mi fa particolare simpatia ma i gusti son gusti. Ho amato questa storia, tra una risata e un’altra e tra una gaffe di Emma e un divertente imprevisto vi posso assicurare che ce da crogiolarsi dalle risate. Un’altra cosa che ho gradito particolarmente e che questo romanzo mi ha aperto gli occhi su un tema a cui ero indifferente: il femminismo.

“Moltissimo d’accordissimo”, l’esempio della televisione che asseconda l’ignoranza.

Barbara D’Urso, conduttrice televisiva, giornalista e scrittrice, è sempre presente nelle nostre case e questo pomeriggio, durante un dibattito con il ministro degli interni Matteo Salvini, ha detto « E su questo siamo moltissimo d’accordissimo ». L’ennesima gaffe? Ebbene sì. Infatti, milioni di spettatori italiani, che magari guardano abitualmente la trasmissione, hanno potuto udire un errore che da una giornalista e in particolare da una scrittrice non si può sentire: due superlativi assoluti nella stessa frase.

Recensione The Oblivion Lake di Maria Rosaria Scala

Cari lettori,

mi scuso per l’assenza. Comunque, oggi vi porto la recensione frutto della mia ultima collaborazione con Maria Rosaria Scala.

Autore: Maria Rosaria Scala

Titolo libro: The Oblivion Lake

Titolo saga: The Ancient Melody

Casa Editrice: Lettere Animate

Pagine: 250

Prezzo: €12,99 Flessibile ; €3,99 Kindle

Valutazione: 4,5/5⭐️

Trama:

Una tempesta di fulmini imperversa, Marah è in una via buia, in piena notte, senza sapere come abbia fatto a ritrovarsi lì. In strada appare un ragazzo dai lunghi capelli argentei con cui avverte un legame inspiegabile, tuttavia, prima di poterglisi avvicinare, si risveglia al sicuro nella sua stanza. Solo un brutto sogno? Questo è il suo primo pensiero, però, il ricordo dei suoi occhi d’ametista non riuscirà ad abbandonarla. Mentre l’entità misteriosa tenterà di portarla alla pazzia per prenderle la vita, gli Osservatori, emissari dell’Eterno, ricomporranno i tasselli della sua esistenza per creare un disegno già profetizzato, ma a lei del tutto oscuro: il risveglio dell’Eletta è, infatti, atteso in ogni Dimensione. Marah affronterà il dualismo rinnegato dei suoi Io tentando disperatamente di restare umana mentre il suo mondo perderà i contorni propri della realtà per immergersi in un oblio di amore e rivelazione.

Recensione:

Il romanzo è un fantasy di 250 pagine, il primo della saga “The Ancient Melody”. L’ho trovato meraviglioso anche perché è fuori da qualsiasi schema: non parla dei comuni protagonisti del fantasy come vampiri, streghe, lupi mannari o fate ma di “Creature Pure” che conosceremo a poco a poco insieme alla protagonista Marah. Vivremo insieme a lei la confusione e il disorientamento per essersi ritrovata in una situazione che non comprende e di cui fondamentalmente non conosce nulla. Imparerà a riscoprire se stessa insieme alla musica che si può definire co-protagonista del romanzo, siccome l’autrice riesce a darle quasi un’identità definita ed essendo presente in ogni pagina, rendendo il romanzo onirico e intenso. Il libro in prima persona ci lascia la possibilità di entrare nel romanzo e vivere la storia come se fossimo proprio la protagonista. Lo stile dell’autrice è abbastanza scorrevole e semplice, dunque facilmente accessibile a tutti e il modo in cui descrive la musica rende il romanzo perfetto anche per chi non è amante del genere ma ama la musica in tutte le sue sfumature.